Quota 100 e le banche: la sponda di Salvini ai maxi tagli di Unicredit & co.

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Dopo Ubi Banca e Intesa Sanpaolo, anche Unicredit si starebbe preparando a usare massicciamente (sarebbero 7-8 mila gli esuberi in Italia) la carta di Quota 100 per far quadrare i conti alleggerendo il carico di dipendenti della banca. Attualmente sono 86 mila i dipendenti totali del gruppo Unicredit di cui buona parte in Italia. Quota 100 è il provvedimento bandiera della Lega di Salvini contenuto nella Manovra 2019 che permette, su base volontaria, il pensionamento anticipato di chi ne abbia determinati requisiti (almeno 62 anni e 38 di contributi).

Il rumor dei giorni scorsi di un maxi-piano di tagli del personale per 10mila unità, pari all’11,5% della forza lavoro complessiva, ha sollevato subito le proteste dei sindacati che vedono il rischio di una macelleria sociale.

Parole Mustier preludono a utilizzo Quota 100 con banca che si fa carico di differenza salariale

La risposta ufficiale di Unicredit non c’è stata, ma ieri è spuntata la lettera del ceo, Jean Pierre Mustier, a cercare di stemperare le tensioni. Scrivendo ai 86 mila dipendenti del gruppo, l’ad ha previsto che “Ogni evoluzione del gruppo e di tutte le nostre banche sarà gestita attraverso il prepensionamento e, come sempre, in modo socialmente responsabile e in linea con le rappresentanze dei lavoratori del gruppo”, scrive Mustier che rimanda al prossimo piano industriale, il arrivo il 3 dicembre, ogni decisione in merito.

Quindi si profila l’utilizzo di Quota 100 per anticipare l’uscita dei lavoratori. La banca si farebbe carico della differenza salariale sullo schema degli accordi già messi in campo nei mesi scorsi da altre big quali Ubi Banca, BNL e Intesa Sanpaolo. In particolare Intesa Sanpaolo in primavera ha annunciato un’intesa con i sindacati per 1.600 uscite entro giugno 2021, di cui 1.000 gestite con Quota 100; BNL sfrutterà Quota 100 e Opzione Donna per 600 esuberi (controbilanciati da 500 assunzioni di giovani). 

Unicredit pronta a chiudere centinaia di filiali

Fonti sindacali citate oggi dal Corriere stimano 7-8 mila tagli in Italia sui 10 mila complessivi per Unicredit. Piano che porterà di conseguenza alla chiusura di centinaia di filiali, c’è chi si è spinto a ipotizzare fino a mille sportelli Unicredit in meno in Italia. Ma sempre il Corriere specifica che altre fonti sindacali considerano una cifra a 3 zeri fuori misura se si considera che in Italia UniCredit ha 2.400 sportelli su 3.600 totali, già ridotti di 900 da dicembre 2015. Lando Sileoni, segretario generale Fabi, ha scritto una lettera aperta a Mustier: “Se saranno 10.000 gli esuberi, sotto la tua preziosa gestione, i tagli arriverebbero a 24.700 pari al 29% dell’attuale forza lavoro. Complimenti, un vero record”. Sindacati che promettono battaglia. Il segretario generale della Fisac-Cgil, Giuliano Calcagni, lunedì aveva promesso “barricate” e “per lui sarà un nuovo Vietnam” riferendosi a Mustier.

Mustier parla di sfida che riguarda tutte le banche

L’amministratore delegato della banca di piazza Gae Aulenti precisa che la sfida principale del nuovo piano è quella di raggiungere maggiore efficienza “dall’ottimizzazione delle attività” con una semplificazione di processi e prodotti “attraverso l’automazione e la digitalizzazione” all’interno di un contesto di debole crescita economica e di tassi negativi previsti per i prossimi anni in Europa. Mustier rimarca come non sia una sfida per la sola Unicredit ma per tutte le banche europee.  Maxi tagli sono stati annunciati dalla tedesca Deutsche Bank così come da SocGen e altre.