Carige al lavoro sul piano B ma serve un’altra maggioranza

Salvataggio Carige

Articolo de La RepubblicaLink

Ma se davvero, all’assemblea del 20 settembre, non dovesse finire come tutti (o quasi) sperano? L’interrogativo si fa più pressante ogni giorno che passa. Mancano infatti meno di tre settimane per capire se la “soluzione privata” individuata dai commissari della banca incasserà il gradimento dei soci e potrà quindi diventare operativa, liberando 900 milioni di rafforzamento patrimoniale e consentendo di cedere più di tre miliardi di crediti deteriorati.

Decisiva, come è noto, sarà la posizione dell’attuale primo azionista, la Malacalza Investimenti, titolare del 27,7% del capitale. La “soluzione privata” che entro due anni dà a Cassa Centrale Banca l’opzione per diventare il socio industriale di Carige affida alla famiglia Malacalza e agli attuali componenti del capitale un ruolo che dal punto di vista azionario varrà il 12% ( 85 milioni su un aumento di 700). A votare sul progetto sarà però questa maggioranza e quindi non ci sono alternative a un pronunciamento netto di chi al momento è ancora il socio di riferimento dell’istituto.

Da più parti, politiche ed economiche, si sono levate voci rivolte alla famiglia genovese di sostegno al progetto dei commissari, ultimo Carlo Castellano, fondatore di Esaote e del club delle imprese hi tech Dixet, ma anche membro del consiglio superiore della Banca d’Italia. Ma la decisione spetta esclusivamente alla holding che in Carige, negli ultimi quattro anni, ha riversato 423 milioni di euro, salvandola dal crac.

Che accadrà? La holding potrebbe attendere l’ultimo giorno utile per pronunciarsi, vale a dire la vigilia dell’assemblea, oppure comunicare la propria decisione il giorno stesso, cioè il 20 settembre. In attesa di tutto questo, mentre continua il dialogo fra la banca e la holding anche attraverso lettere, i commissari valutano scenari alternativi. Intendiamoci, se la decisione della Malacalza Investimenti sarà quella di un no alla “soluzione privata”, sarà praticamente impossibile confidare nel via libera. Ma ci sono anche altre opzioni. L’astensione in assemblea dal voto su una delibera ha lo stesso valore di un no, esattamente come accaduto alla fine di dicembre del 2018, quando il primo azionista si astenne sull’approvazione dell’aumento di capitale da 400 milioni.

I Malacalza chiesero in quell’occasione un rinvio di un paio di mesi sul progetto di rafforzamento, volendo prima conoscere i conti del 2018 e la reale entità dei crediti deteriorati. Gli allora amministratori (oggi commissari) sostennero che il tempo era scaduto e che bisognava procedere celermente. Come è andata a finire si sa, l’astensione della Malacalza Investimenti fece cadere la proposta di aumento e a inizio gennaio Bce commissariò la banca. Il voto sul rafforzamento (che nel frattempo è salito a 900 milioni, fra i 700 di aumento e i 200 di prestito) arriverà alla fine di settembre, cioè quasi nove mesi dopo il commissariamento.

Ma a questo punto è necessario tornare al quesito iniziale: come si pronuncerà il primo azionista? Il no o l’astensione in assemblea, si diceva prima, chiuderebbe ogni partita ma, come hanno ricordato i commissari presentando l’ultima semestrale, aprirebbe la porta alla liquidazione. C’è però ancora un’altra opzione in piedi. I Malacalza potrebbero decidere di non presentarsi in assemblea.

A quel punto, affinché in seconda convocazione sia valida una delibera, è necessario avere la presenza di almeno un quinto del capitale, il 20%. Si può pensare che possa essere presente in assemblea il 20%? Non è certo sufficiente, ancorché importante, la chiamata dei commissari ai piccoli azionisti a essere presenti. Servirebbe il sì degli attuali grandi soci, a cominciare da Gabriele Volpi, titolare del 9%, e Raffaele Mincione (5,4). Finora l’unico sì certo è quello del quarto azionista, la famiglia Spinelli, che al di là del suo 1% ha un ruolo di raccordo e di dialogo fra i vari azionisti.

Ed è esattamente in questa direzione che si sta muovendo il presidente Aldo Spinelli che dopo aver parlato prima della pausa estiva con Vittorio Malacalza, presidente della holding, ha incontrato di recente anche Volpi. Per il piano B ci sono meno di 20 giorni di tempo.