Banche, nuova stagione di M&A e tagli

Articolo di We Wealth Link

Aggregazione bancaria e digitalizzazione. Queste le parole chiave usate da Alessandra Perrazzelli, vicedirettore generale della Banca d’Italia ed esperta di temi fintech, durante la 51esima giornata del credito

Al via un nuovo ciclo di aggregazioni tra i vari istituti di credito. A tracciare la linea guida è stata Alessandra Perrazzelli, vicedirettrice generale della Banca d’Italia e esperta di temi fintech durante la 51esima giornata del credito. “In passato le fusioni e le acquisizioni hanno rappresentato la modalità più diffusa e rapida con cui sono stati riassorbiti gli eccessi di capacità produttiva nel settore bancario, tramite l’uscita dal mercato degli intermediari meno efficienti. Vi è ora la necessità che si avvii un nuovo ciclo di aggregazioni” afferma Perrazzelli. “Per gran parte delle banche meno significative – continua il vicedirettore- soprattutto quelle situate nel Mezzogiorno, gli indicatori di redditività e di efficienza si collocano su livelli assai inferiori alla media. Per questi intermediari appare assai difficile prefigurare un modello di attività sostenibile senza forme di aggregazione”.

Più aggregazione significa però dare il via ad una stagione di tagli del personale. E questo è inevitabile dato che si verranno a creare sovrapposizioni di figure professionali, dal momento che si parla di aggregazioni tra due o più società. Queste operazioni di M&A sono necessarie per la Perrazzelli dato che “banche più grandi e più efficienti sono verosimilmente in grado di sostenere con minori difficoltà gli ingenti investimenti richiesti per posizionarsi nel nuovo contesto di mercato determinato dalla digitalizzazione dell’offerta dei servizi finanziari”. Nel 2017 – si legge nel testo di un intervento – tra le imprese con un numero di addetti compreso tra 20 e 49 solo un quinto aveva adottato almeno una tecnologia avanzata (come le applicazioni della robotica e dell’intelligenza artificiale). La quota sale a un terzo tra quelle medie e supera la metà per quelle con 250 addetti o più. Perrazzelli aggiunge che in Italia non è limitato (solo) l’impiego di beni e servizi digitali da parte delle imprese, ma è anche bassa la loro produzione.

“La digitalizzazione del settore bancario è in corso ma è ancora lontano dall’essere completata” afferma Perrazzelli. La digitalizzazione risulta completa solo nel segmento degli strumenti di pagamento: su quasi 300 banche analizzate risulta che tutte consentono pagamenti online. Anche l’offerta di strumenti per la gestione del risparmio attraverso canali digitali è piuttosto diffusa ma “si registra un ritardo più generalizzato nell’offerta di prestiti online, in particolare alle imprese. In quest’ambito la tecnologia è utilizzata per offrire servizi di tipo informativo, quali la richiesta di preventivi, e raramente consente di perfezionare la sottoscrizione del contratto. “I progetti di sfruttamento di Big Data sono stati avviati da tutti gli intermediari più grandi e solo parzialmente dagli altri”. Progetti che hanno ad oggi “finalità prettamente commerciali” ma “risulta ancora molto limitato il loro utilizzo per la valutazione della rischiosità, il pricing e il monitoraggio dei clienti nell’ambito dell’attività di erogazione del credito”.

E dunque al carico della aggregazione si aggiunge anche la digitalizzazione. L’entrata di servizi sempre più digitali può iniziare a minare il personale delle banche. E a confermarlo è la stessa Perrazzelli, che durante l’evento ha aggiunto come la digitalizzazione potrà  comportare ricadute negative sul mercato del lavoro, determinando la scomparsa di alcune mansioni. In prospettiva, tuttavia, se ne creeranno di nuove, che richiederanno abilità e competenze elevati. La rivoluzione digitale è già in corso e rappresenta un cambiamento dal quale non si può prescindere, ma che deve essere guidato e accompagnato con politiche che ne mitighino le ripercussioni negative di breve periodo.