Delegato svuota conto corrente

Articolo di La Legge per tutti Link

Appropriazione indebita conto corrente del de cuius; azione per la restituzione delle somme illegittimamente prelevate. Come si difende chi vede svuotare il proprio conto o quello del parente defunto. 

Tuo padre era titolare di un conto corrente sul quale aveva dato delega ad operare alla propria convivente. Lo aveva fatto perché, negli ultimi anni di vita, era malato e stanco; non poteva perciò recarsi allo sportello per le più elementari operazioni. Pochi giorni prima che morisse, però, la compagna ha iniziato a eseguire diversi prelievi fino a svuotare interamente tale conto. Vi ha lasciato solo le spese necessarie al funerale. Ora che hai ripreso in mano la situazione e hai notato tutte le movimentazioni in uscita, hai intenzione di recuperare il denaro che, invece, dovrebbe cadere in successione (e sul quale la convivente – guarda caso – non ha alcun diritto). Cosa puoi fare se il delegato svuota il conto corrente? La banca è responsabile per averglielo lasciato fare oppure devi agire solo nei confronti del responsabile di tale comportamento?

Cerchiamo di fare il punto della situazione e di capire in che modo vanno regolati i rapporti, in un conto corrente con delega e firma disgiunta, tra il titolare-delegante, il delegato e gli eredi del primo. 

Conto con delega: come funziona?

Prima di spiegare cosa fare se il delegato svuota il conto corrente, cerchiamo di capire come funziona questo tipo di rapporto con la banca. 

Nel conto con delega, il titolare del denaro resta sempre e solo il delegante. È lui che gestisce il denaro per il tramite del delegato, il quale è solo la sua “lunga mano”, l’esecutore delle decisioni, non quindi un contestatario dei soldi.

Il conto con delega può essere poi “a firma disgiunta” o “a firma congiunta”. Nel primo caso, tanto il delegante quanto il delegato possono autonomamente operare sul conto. Nel secondo caso, invece, c’è bisogno dell’intervento di entrambi. 

In gran parte dei casi, la delega prevede la firma disgiunta per importi più bassi (ad esempio fino a 500 euro), mentre scatta l’obbligo di firma congiunta quando si supera il tetto prestabilito dal contratto.

Prelievi sul conto con delega: come funzionano?

Nei rapporti tra delegante e delegato, quest’ultimo non può arbitrariamente prelevare dal conto senza previa autorizzazione del primo; se dovesse farlo è tenuto a restituire l’importo sottratto.

La banca però non è tenuta a verificare, ad ogni operazione, se il delegato rispetta le direttive del delegante: non può cioè chiedergli le motivazioni del prelievo e se questo è stato previamente autorizzato dal delegante. L’impiegato deve solo controllare l’identità del soggetto che esegue l’ordine allo sportello e che quest’ultimo sia proprio il delegato. Il controllo viene effettuato sulla base al nome, del cognome, del documento di identità e della firma rilasciata in banca al momento della delega. 

Per il bancomat, chiaramente, non c’è alcun controllo e chi detiene la tessera magnetica può operare in autonomia. 

Delegato svuota il conto: la banca è responsabile?

Poiché la banca non deve eseguire un controllo sulle operazioni effettuate dal delegato, non è neanche responsabile se questi preleva dei soldi senza l’autorizzazione del delegante. Sarebbe responsabile solo se il prelievo dovesse essere eseguito da un soggetto diverso dal delegato. 

Allo stesso modo, per estremo, l’istituto di credito non è tenuto a risarcire l’intestatario del conto a cui vengono sottratti tutti i risparmi dal delegato. 

Tale principio è stato fissato dalla Cassazione (Cass. civ., sent. n. 13825/2010) secondo cui «la delega ad operare su un conto corrente altrui ha il limitato effetto di vincolare la banca ad eseguire le operazioni per conto del delegante, senza incidenza sul rapporto tra delegante e delegato». 

L’eventuale responsabilità della banca potrebbe sussistere solo se, in base al contratto di conto corrente, al delegato era stato posto un tetto al prelievo e, invece, lo sportellista non lo abbia rispettato. 

Tale azione può essere intrapresa dal delegante se ancora in vita. Viceversa, qualora questi dovesse essere deceduto, la legittimazione processuale spetta a ciascun erede (che potrà agire singolarmente, anche senza il consenso degli altri). Ciò a tutela ovviamente dell’eredità.

Si può denunciare il delegato che svuota il conto corrente?

Posta l’assenza di responsabilità della banca, le azioni per il recupero del credito vanno intraprese tutte nei confronti del delegato. Contro di lui si può agire con un normale giudizio civile al fine di recuperare gli importi. Il giudice, quindi, emetterà una sentenza di condanna a restituire il denaro prelevato illegittimamente. 

Bisognerà – ed è questa la parte più difficile – dimostrare che i prelievi sono stati eseguiti senza autorizzazione del delegante, cosa che potrebbe già risultare dal fatto che il denaro sia stato bonificato su un altro conto. In ogni caso, il delegato potrebbe essere onerato della prova contraria, ossia dimostrare di aver speso i soldi nell’interesse del delegante. 

Se l’impostore, temendo un’azione esecutiva, dovesse nel frattempo donare o vendere i propri beni, si potrebbe agire contemporaneamente con un’azione revocatoria (prima ancora cioè dell’esito della causa di restituzione della somma), in modo da bloccare lo svuotamento del patrimonio del delegato. 

In più, è possibile denunciare il delegato per appropriazione indebita. Come chiarito dalla giurisprudenza (Ufficio Indagini preliminari di Milano, 19/04/2010), infatti, qualora emerga dalla documentazione bancaria che l’erede testamentario, delegato ad operare sul conto corrente abbia prelevato indebitamente delle somme sottraendole al titolare o ai suoi legittimi eredi, scatta il reato di appropriazione indebita aggravata dall’aver approfittato di «circostanze di tempo, di luogo o di persona tali da ostacolare la pubblica o privata difesa».

Anche in questo caso, la denuncia può essere sporta dagli eredi se il titolare del conto dovesse essere deceduto.