UniCredit recide l’ultimo legame con l’Italia e Del Vecchio ora è un po’ più solo

Articolo di Il Sole 24 Ore Link

La residua partecipazione in Mediobanca (8,8%) era frutto della storia della banca (allora Credito Italiano). Mustier ha venduto anche Fineco, approfittando del boom delle quotazioni, ha ceduto immobili, crediti, quadri e statue.

UniCredit recide anche l’ultimo legame storico, forse il più’ simbolico, che lo legava all’Italia. La residua partecipazione in Mediobanca (8,8%) era frutto della storia della banca (allora Credito Italiano) che nel 1946, su input di Raffaele Mattioli ed Enrico Cuccia, fondo’ l’istituto insieme alle due ex cosiddette banche d’interesse nazionale (bin) controllate anch’esse dall’Iri: Comit e Banco di Roma.

L’interesse per Mediobanca dell’attuale ceo di UniCredit Jean Pierre Mustier e’ prossimo allo zero, tanto che da quando è arrivato al vertice ha sempre definito quella quota come “finanziaria”, ovvero vendibile appena il prezzo di cessione garantisse anche una piccola plusvalenza. Lo aveva detto, lo ha fatto, e bisogna dargliene atto. In Italia ha venduto anche Fineco, approfittando del boom delle quotazioni, ha ceduto immobili, crediti, quadri e statue.

E’ uscito anche dalla Polonia e con molte probabilità, se trova qualcuno che paga, lo farà a breve anche dalla Turchia. L’uomo è fatto così, pensa al business bancario, ad aumentare i ratios patrimoniali, a ridurre i rischi. Il board lo segue, gli azionisti pure. Tra un mese presenterà il nuovo piano industriale triennale e certamente nessun investitore globale gli rimprovererà di essere uscito da Mediobanca (né lo farà la Vigilanza Bce che poco gradiva il conflitto di interessi dei consiglieri di UniCredit nel board e nei comitati di Piazzetta Cuccia che in vari settori è diretta concorrente di UniCredit).

Se per il “bancone” guidato da Mustier la scelta appare coerente con la strategia del ceo, in cui l’Italia è solo uno dei tanti Paesi in cui UniCredit opera e occasionalmente ha la sede, la coerenza di Mustier cambia però lo storytelling dell’immaginifico “complotto” finanziario francese anti-italiano sulle Generali, preda ambita di qualunque riassetto che riguardi Mediobanca (primo socio a Trieste con il 13%). Il fantomatico asse tra Mustier e il ceo francese di Generali Philippe Donnet, magari con la complicità di Vincent Bolloré (azionista di Mediobanca con il 7% circa), per portare in dote Generali ai francesi di Axa evapora anche come gossip finanziario.

Vedremo come si comporterà ora la Delfin di Leonardo Del Vecchio che, causa disimpegni parziali o totali di Bolloré e Mustier, si ritrova a essere il primo azionista di Mediobanca. Il fatto nuovo è che non potrà più contare sull’appoggio di UniCredit, con cui era stato stretto un accordo sullo Ieo che lasciava presagire che Mustier si fosse appassionato alle cose italiane. Si vedrà nelle prossime settimane se Del Vecchio proseguirà nella sua progressiva scalata a Mediobanca o farà dietrofront. Troppo presto per dirlo. È certo che l’uscita di UniCredit dal capitale di Mediobanca lascia un vuoto storico nell’azionariato dell’istituto. Servirà del tempo per capire se qualcuno, in Italia o all’estero, avrà voglia di riempirlo.