Cos’è il Mes, il fondo salva Stati che fa litigare il governo

Articolo di La Legge per Tutti Link

Il meccanismo di assistenza finanziaria è in fase di riforma: le nuove condizioni creano allarme e interrogativi anche nella maggioranza di governo. Ma di cosa si tratta?

Il Mes, meccanismo europeo di stabilità, detto anche fondo salva Stati, è al centro delle polemiche e delle tensioni: in questi giorni tutto il dibattito politico italiano si è concentrato su di esso, al punto che le opposizioni hanno accusato di alto tradimento il presidente del Consiglio Conte, il quale ieri è stato impegnato l’intera giornata per riferire a entrambi i rami del Parlamento – prima alla Camera dei deputati e poi al Senato – per riferire sulla riforma che ha fatto piovere insulti sul governo, ha provocato uno scontro con Salvini e ora sta anche mettendo a rischio la tenuta della maggioranza.

Ma cos’è questo Mes, il fondo salva Stati (che l’opposizione ha ribattezzato “salva banche” e “ammazza Stati”) e che fa litigare il governo anche con sé stesso? Dobbiamo capire di cosa si sta parlando. Il meccanismo europeo di stabilità fu creato nel 2012 per dare assistenza finanziaria ai Paesi dell’Unione europea in difficoltà; a quell’epoca si trattava di Portogallo e Irlanda, ai quali furono concessi prestiti. Poi è stata la volta della Grecia e della Spagna. Il Mes è dunque una sorta di assicurazione contro le crisi (l’Italia finora non ne ha mai avuto bisogno); però le condizioni “tranquille” del patto originario stanno cambiando e proprio adesso devono essere decise quelle nuove. È questo che ha fatto esplodere i contrasti e vediamo perché.PUBBLICITÀ

Nel 2019 il Mes è entrato in fase di riforma: la revisione è iniziata a giugno scorso nelle riunioni dell’Eurogruppo, dove siedono i ministri dell’Economia degli Stati membri Ue. A quel tempo c’era ancora il primo Governo Conte, con la maggioranza gialloverde; da qui lo scambio di accuse reciproco tra Conte e gli attuali avversari: la Lega sapeva? Di Maio era a conoscenza? Conte li ha informati o ha agito a loro insaputa?

Ma questo è solo un aspetto dello scontro, il più apparente. Quello più importante non riguarda il passato, il chi ha fatto cosa e se c’è o no qualche bugiardo, ma il futuro: la riforma prevede che potranno accedere all’assistenza del fondo salva Stati i Paesi con i parametri di stabilità in regola (deficit sotto il 3% e debito sotto il 60%) mentre quelli con i conti pubblici meno in ordine – come l’Italia, appunto – potranno ottenere il sostegno finanziario solo a determinate condizioni. Tra queste, si ipotizza anche la ristrutturazione del debito pubblico (perché il Mes funziona emettendo nuovi bond per allungare la vita del debito e prolungare le scadenze, come chi rinegozia un mutuo) ed è questo il punto di allarme, che per le opposizioni metterebbe a rischio i risparmi degli italiani mentre per la maggioranza colpirà solo gli speculatori, quelli che “giocano contro” acquistando i nostri titoli di Stato.

Non a caso tra ieri ed oggi lo spread è risalito, a dimostrazione che anche i mercati sono in allarme. Per tutto questo ieri il premier ha riferito in Parlamento sulla riforma del Mes e ha respinto le accuse: nessun segreto, era tutto noto. E se l’Italia dovesse avere bisogno di aiuto finanziario, la necessità di rivolgersi al fondo salva Stati non comporterebbe rischi di ristrutturazione del debito pubblico. Il Mes è una linea di credito che funziona anche in via preventiva, per disinnescare le crisi. Ma le opposizioni non sono soddisfatte e parlano di tradimento, di rischi per gli italiani ed i loro risparmi. Cosa succede a questo punto? Non siamo i soli a decidere e dobbiamo guardare oltre l’Italia. Vediamo qual è il calendario stabilito.

La riforma del Mes dovrà comunque essere completata, secondo il calendario dell’Unione, entro dicembre. Saranno possibili piccole proroghe, ma non di molto tempo (vista la turbolenza in atto, da Bruxelles si parla di un rinvio di uno o due mesi). Al di là delle interpretazioni – cioè cercando di capire se c’è stato o no “chi mente” – c’è da valutare se il Mes “conviene” o no all’Italia e dunque se le sue condizioni apportino maggiore stabilità finanziaria oppure possano mettere a rischio la nostra economia. Certo è che la procedura dovrà essere chiusa al più presto, e il consenso dell’Italia è nevralgico altrimenti il Trattato non passa e non può entrare in vigore; per  questo le spaccature attuali, anche all’interno della maggioranza, non aiutano a trovare le soluzioni migliori.