Un miliardo per salvare la Banca Popolare di Bari

Banca Popolare di Bari

Articolo di Next QuotidianoLink

Andrea Greco su Repubblica oggi racconta il piano di emergenza varato la scorsa settimana da Bankitalia e Tesoro per il salvataggio della Banca Popolare di Bari. I primi 150 milioni arriveranno entro Natale per ripristinare le soglie di patrimonio.

Lo schema di intervento, messo a punto da Bankitalia che vigila sull’istituto e ha in corso un’ampia ispezione, è stato condiviso da tutti gli attori e non c’è un’ora da perdere: entro fine anno servono i primi 150 milioni, per ripristinare le soglie minime di patrimonio che la banca da un anno viola dopo perdite per mezzo miliardo legate ai crediti. L’intervento giunge a quattro anni dalla riforma delle Popolari, che aprì la crisi virtuale dell’istituto, senza accesso al mercato per esigenze di capitale e di finanziamento, e con 70 mila soci detentori di azioni non quotate pagate fino a 9,5 euro e oggi senza valore.

Molti tra loro sono anche i depositanti della banca: e degli otto miliardi di giacenze, circa 2,2 fanno capo a 21 mila clienti con più di 100 mila euro sul conto corrente, quindi a rischio di bail in se la banca dovesse saltare. Questo, oltre alle conseguenze sociali per una regione poco bancarizzata e già provata dalla crisi dell’Ilva, ha convinto i vertici delle istituzioni finanziarie a intervenire.

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Banca Popolare di Bari, la cronistoria (La Repubblica, primo dicembre 2019)

Secondo una fonte interna al Tesoro il “Piano di riassetto” si articola su più fronti e successivi stadi, a tappe fitte e ripide da oggi fino al maggio prossimo. Entro il 18 dicembre sarà strutturato l’intervento su capitale, crediti e quadro normativo. In quei giorni il cda della banca dovrà approvarlo, insieme a un nuovo piano industriale e alla trasformazione in spa. Negli stessi giorni va emesso il bond Additional Tier 1, prestito “quasi capitale” da far sottoscrivere al Fitd per un centinaio di milioni.

Con una parallela operazione, da chiudere per il 31 dicembre, Mcc rileverebbe da Bari 600 milioni di attivi creditizi “in bonis”: ma tanto buoni non sono, dato che il fondo Usa Crc li ha scartati dai 3 miliardi di attivi baresi comprati nella cartolarizzazione sintetica di luglio.