Monte dei Paschi, nel 2019 torna in rosso per la svalutazione di attività fiscali differite: impatto negativo per 1,2 miliardi

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Il gruppo ha comunicato la revisione “a seguito dell’approvazione della legge di bilancio 2020 e dell’evoluzione dello scenario macroeconomico”. Intanto Bruxelles ha deciso di dare più tempo all’istituto per presentare il nuovo piano di ristrutturazione, condizione necessaria per la futura privatizzazione.

Il bilancio del Monte dei Paschi di Siena torna in rosso dopo l’utile di 279 milioni raggiunto nel 2018. L’istituto senese ha annunciato infatti una svalutazione di 1,2 miliardi di euro del valore delle attività fiscali differite (Dta) in bilancio, dovuta ad alcune norme contenute nella legge di Bilancio come la reintroduzione dell’agevolazione fiscale Ace, oltre alla “riduzione dei redditi imponibili attesi” legata al peggioramento dello scenario macroeconomico. Intanto Bruxelles ha deciso di dare più tempo all’istituto per presentare il nuovo piano di ristrutturazione, considerato condizione sine qua non per la futura privatizzazione di Mps, che è al momento controllata dallo Stato.

La svalutazione impatterà sull’utile netto del quarto trimestre dell’anno, con il risultato che la banca chiuderà in perdita il 2019, ma non avrà effetti sui ratio di capitale in quanto le Dta “sono già dedotte” dal capitale regolamentare che serve a rispettare i requisiti patrimoniali imposti dalla Bce. “Rimane inalterata – sottolinea Mps – la capacità operativa e commerciale del gruppo nonché la sua solvibilità”. La revisione delle Dta, inoltre, “non ha alcun impatto sull’andamento della gestione caratteristica” della banca, il cui “buon andamento dell’attività ordinaria permette infatti di stimare un risultato operativo netto” prima delle componenti straordinarie e delle imposte “sostanzialmente in linea con quanto realizzato” nel 2018 “recuperando il gap negativo registrato nei primi tre trimestri dell’anno rispetto al medesimo periodo del 2018”.

Allo scorso 30 settembre Mps aveva in bilancio 3,1 miliardi di euro di Dta. La reintroduzione dell’Ace (aiuti alla crescita economica), pur assicurando a Mps “un importante beneficio fiscale prospettico attraverso la riduzione dei redditi imponibili”, “determina una minore capacità di futuro riassorbimento” delle attività fiscali differite in quanto riduce l’imponibile. L’istituto senese conserva 3 miliardi di Dta non iscritte in bilancio che rappresentano “un asset potenziale” e “imprescrittibile” che potrebbe in futuro tornare nell’attivo dello stato patrimoniale.