Nonostante le normative Ue le banche sono ancora troppo poco trasparenti

Articolo di L’Inkiesta Link

A partire da quest’anno Mifid II impone agli istituti finanziari precisi obblighi informativi verso i propri investitori, ma un recente studio di Moneyfarm e Politecnico di Milano mostra come questa sia poco rispettata, a danno dei clienti. Ecco i risultati.

È a partire dal 2020 che la direttiva Ue Mifid II impone alle banche severi standard di trasparenza nelle comunicazioni in ambito finanziario, ma secondo una recente indagine di Moneyfarm in collaborazione con la Business School del Politecnico di Milano, sono ancora pochi gli istituti che li rispettano. Con il risultato che la maggior parte degli investitori non sa effettivamente quanto spende per investire.

A partire da quest’anno la Direttiva europea MIFID II stabilisce per gli intermediari finanziari precisi obblighi in termini di trasparenza nella comunicazione dei costi dei servizi di investimento alla clientela.

Scopo della Direttiva, nelle disposizioni che riguardano i costi e gli oneri, è definire uno standard nella comunicazione dei costi per aiutare l’investitore a prendere decisioni di investimento consapevoli.

In Italia moltissimi investitori non hanno consapevolezza di quanto spendono per investire, nonostante quella per la gestione finanziaria sia una delle voci di spesa più onerose per molte famiglie, spesso superiore per esempio all’assicurazione auto, alle imposte immobiliari, alle spese mediche.

Ancora strada da fare

Ovviamente non c’è nulla di male nel pagare un servizio come quello finanziario, potenzialmente in grado di creare valore nel lungo termine. Tuttavia crediamo che sia fondamentale che ci sia trasparenza e consapevolezza. Per questo motivo insieme alla School of Management del Politecnico di Milano abbiamo svolto una ricerca per analizzare la qualità delle comunicazioni ricevute dagli investitori.

La ricerca vuole allo stesso tempo accompagnare l’industria del risparmio nel percorso che sta compiendo verso standard virtuosi di trasparenza e indipendenza. Dopo la pubblicazione di luglio volta a esaminare le comunicazioni precedenti all’investimento (ex ante), ci siamo dunque concentrati sui rendiconti annuali che riassumono i costi sostenuti da ogni cliente nel 2018 (ex post).

Purtroppo i risultati (clicca qui per scaricare il documento) dipingono un quadro in chiaroscuro. Anche se qualcuno ha adempiuto a quanto stabilito dalla Normativa, nessuno dei 18 soggetti del campione ha seguito integralmente le raccomandazioni delle Autorità e delle associazioni di categoria.

Non solo, solo 4 intermediari su 18 hanno inviato la specifica sui prezzi in documenti con meno di 5 pagine (alcuni hanno scelto di inviare documenti anche di oltre 20 o 30 pagine) e solo la metà degli intermediari ha menzionato le parole costi o oneri nel titolo.

Rendi(ti)conto

Per aiutare gli investitori a leggere questi documenti, per loro stessa natura complessi, mettiamo a disposizione i nostri consulenti. Grazie all’iniziativa Rendi(ti)conto ti basterà prendere appuntamento per ricevere, gratuitamente e senza impegno, un aiuto a capire meglio il rendiconto che hai ricevuto dal tuo intermediario e, in generale, quanto stai spendendo per investire.