Allarme di Federcontribuenti: “Le banche non chiudano i conti correnti.” Siri: “Urge legge che tuteli i correntisti”

176

Articolo di PugliaIn.net Link

di Andrea Lorusso – Le norme sulla tracciabilità dei flussi finanziari rendono sempre più indispensabile la tenuta di un conto corrente. A maggior che, ad esempio, foss’anche solo per pagare le retribuzioni degli impiegati, dal 1° luglio 2018 non è più lecito farlo a mezzo contanti, anche rispettando i limiti dell’antiriciclaggio.

Ed è Federcontribuenti a lanciare l’allarme: “La questione è particolarmente allarmante per due ordini di ragioni: il modus operandi assolutamente ingiustificato esercitato in maniera irrituale nei confronti di aziende sane in perfetta regola con i pagamenti di fornitori, imposte e contributi previdenziali; il secondo motivo è ancora più inquietante, poiché tale recesso immotivato obbliga le società o aziende a chiudere in quanto le sempre più stringenti norme sulla tracciabilità dei flussi finanziari, a partire dal pagamento degli stipendi, non ne consentirebbero l’operatività”.

Noi sappiamo per via dell’art. 1845 del c.c., che la Banca può recedere dal contratto unilateralmente per giusta causa, dando quindici giorni di tempo al contraente per gestire la pratica. Questo vale però quando, a causa di carichi pendenti o notizie di reato, ci siano movimenti sospetti di una gravità tale da non poterli sanare con l’adeguata verifica. Altra “giusta causa” è la mancanza di fondi rispetto ai debiti del correntista, tuttavia in questo caso di solito l’Istituto di credito preferisce lucrare sugli interessi passivi di mora.

Solo che a quanto emerge negli ultimi anni dalle pratiche bancarie, mancherebbe l’habeas corpus, ovvero prove tangibili a suffragio di una siffatta decisione. Così il Senatore Armando Siri della Lega ha presentato un emendamento urgente:

Numerosi cittadini si sono visti chiudere unilateralmente e senza motivo il rapporto di conto corrente pur in presenza di saldi attivi costringendoli per effetto delle segnalazioni interbancarie a non poter più disporre delle proprie provviste.

La banca infatti chiude il rapporto di conto corrente consegnando al correntista unicamente un assegno circolare il quale per sua natura ha necessità di un conto corrente e di un rapporto bancario per essere tradotto in liquidità disponibile alla spesa od utilizzato per il pagamento di spese ed utenze. Di fronte a tali condotte si ravvisa la necessità e l’urgenza per il Legislatore di intervenire con una norma primaria.”