Cos’è lo stalking sul lavoro?

Articolo di La Legge per Tutti Link

Atti persecutori sul lavoro commessi dal datore o dai colleghi: come difendersi e quali differenze rispetto al mobbing.

Chi ha detto che lo stalking può essere solo quello amoroso, condominiale o del creditore che rincorre la vittima per ottenere il pagamento? Tutte le volte in cui una persona perseguita un’altra, tanto da incuterle timore o da farle cambiare le abitudini della vita quotidiana, si configura stalking

Anche negli ambienti di lavoro, dunque, si può verificare lo stalking. Si parlerà appunto di stalking sul lavoro. Facile intuire di cosa si tratti: dei comuni ma reiterati e assillanti dispetti, umiliazioni e persecuzioni all’interno di un ufficio, un negozio, uno studio, l’azienda ove si presta la propria attività. Ma, più in particolare, cos’è lo stalking sul lavoro e quali sono i suoi caratteri salienti per poter parlare di reato?

Quando si parla di stalking sul lavoro si intende nient’altro che il comune stalking realizzato a causa del rapporto lavorativo. Non c’è bisogno che il responsabile persegua uno scopo specifico. Se le persecuzioni dovessero essere dirette a emarginare il collega, si parlerebbe piuttosto di mobbing, che è una figura completamente diversa e non sempre inquadrabile in un reato. Lo stalking invece è, di per sé stesso, a prescindere dalle finalità, un illecito penale. 

Ma procediamo con ordine e vediamo cos’è lo stalking sul lavoro.

Stalking sul lavoro: cos’é?

Ai tecnici noto con il nome di stalking occupazionale, lo stalking sul lavoro può essere definito come una serie di atti persecutori realizzati, in ragione del rapporto di lavoro, dal datore di lavoro o dai colleghi. In alcuni casi le condotte si associano a molestie sessuali; avviene quando una lavoratrice non cede alle avance del proprio datore o del superiore gerarchico e perciò subisce le ritorsioni di questo, una pressione psicologica e, nei casi più gravi, le molestie anche nella vita privata.

In questo caso, il motivo da cui scaturiscono le condotte illecite trova sempre origine nei luoghi e nei rapporti lavorativi, ma supera gli stessi andando a incidere sulla vita privata della vittima. In che modo? Determinando uno di questi effetti:

  • un grave stato di ansia o di paura;
  • un timore fondato per l’incolumità propria, di un parente o di una persona legata da una relazione affettiva;
  • un cambiamento delle abitudini di vita pur di evitare lo stalker.

Proprio in questo sta la differenza con il mobbing nel quale, invece, rilevano le condotte in sé, volte a discriminare, perseguitare e isolare il dipendente, mortificandolo e producendo un danno sul suo equilibrio psicofisico, sino a determinarne l’emarginazione. Invece nello stalking, più delle condotte, rilevano gli effetti di queste sul soggetto passivo. Gli elementi dello stalking vanno esaminati a prescindere dalla valutazione dell’effettiva esistenza di un movente.

L’elemento che accomuna mobbing e stalking è dato solo dalla reiterazione delle condotte illecite ma, come visto, se nel mobbing è necessaria una specifica finalità da parte del reo (l’emarginazione), nello stalking ciò non è richiesto e si guardano piuttosto le ricadute (gli effetti) che hanno tali condotte sulla vittima. 

Non si può parlare di stalking lavorativo quando la vittima viene raggiunta, a sorpresa e ripetutamente, sul posto di lavoro dal proprio persecutore. In tal caso, si parla di un normale stalking, che non trova il fondamento nell’ambiente lavorativo.

Stalking lavorativo: cosa prevede la legge?

Lo stalking è un reato. Affinché si realizzi non è richiesto un numero minimo di condotte illecite. Quindi anche tre email o telefonate, nell’arco di pochi minuti, possono far scattare lo stalking se la vittima subisce un turbamento interiore tanto da generale lo stato d’ansia, di paura per sé e i propri cari o il mutamento delle abitudini quotidiane. 

Gli atti persecutori si inquadrano in un ambito in cui o non vi sono affatto legami di tipo domestico (ad esempio maturano in un contesto lavorativo o di semplice conoscenza) o riguardano soggetti già legati in precedenza da una semplice relazione sentimentale (Trib. Milano sent. n. 11180/2018).

Il fatto che qualcuno abbia configurato lo stalking lavorativo come una sottospecie dello stalking comune non significa che si tratti di una figura diversa. Il reato è sempre lo stesso, punito dall’articolo 612-bis del codice penale. Dunque la pena è identica e identiche sono anche le condizioni affinché si configuri l’illecito penale. 

Quando lo stalking lavorativo si inquadra nelle molestie sessuali è possibile anche presentare una denuncia per tentata o consumata violenza sessuale (tale è infatti il bacio rubato, la mano sulle natiche o su altre zone erogene della vittima).

Il tribunale di Milano (Ufficio Indagini Preliminari Termini Imerese del 24.10.2011)   ha stabilito che l’invio di commenti, osservazioni, insulti e minacce su pagine Facebook e su indirizzi e-mail direttamente accessibili alla vittima o comunque a lei comunicati che hanno creato nella stessa ansia e disagio costante integrano il reato di atti persecutori (nel caso di specie i commenti inviati su Facebook avevano avuto anche profili diffamatori facendo riferimento condotte scorrette tenute dalla vittima nell’ambiente lavorativo e alla sua incapacità lavorativa tanto che la stessa veniva trasferita ad altro ufficio).

In tema di atti persecutori sul lavoro, a detta della giurisprudenza (Trib. Milano, sent. n. 5009/20017)  non si richiede l’accertamento di uno stato patologico di ansia ma è sufficiente che le condotte consistite in minacce o insulti abbiano creato un effetto destabilizzante della serenità della vittima.

Stalking lavorativo: come difendersi

La vittima dello stalking lavorativo, così come per qualsiasi altra ipotesi di atti persecutori, può tutelarsi presentando una denuncia contro il responsabile dinanzi alle autorità (carabinieri, polizia, procura della Repubblica). In alternativa può limitarsi a chiedere al Questore un ammonimento (via di mezzo tra la normale diffida dell’avvocato e la denuncia penale). 

Si tenga peraltro conto che, quando lo stalking lavorativo è commesso da colleghi, è possibile denunciare l’accaduto al datore di lavoro il quale – in virtù del suo dovere di tutelare la salute psicofisica dei propri dipendenti – deve prendere al più presto provvedimenti. Secondo la Cassazione (Cass. sent. n. 1890/2020), è legittimo il licenziamento nei confronti di chi perseguita i colleghi di lavoro. In caso quindi di stalking lavorativo tra colleghi, una delle conseguenze più immediate è il licenziamento. E ciò vale anche quando le persecuzioni proseguono fuori dagli ambienti di lavoro, nella residua parte della giornata. Nel caso di specie, l’imputato era stati insistente e assillante, inviando una serie di sms all’utenza telefonica della vittima, anche di contenuto allusivamente minaccioso di esibizione al marito di foto o filmini della stessa di contenuto erotico. 

Sempre la Cassazione, qualche anno fa, aveva detto (Cass. sent. n. 18717/2018) che lo stalking sul lavoro si configura anche nei confronti di chi prende in giro continuamente i colleghi, umiliandoli e facendo loro numerosi dispetti.