Popolare di Bari, così i vertici ripulivano i bilanci

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Articolo di Il Messaggero Link

di Valentina Errante – Prospetti segreti «ad uso interno» e il sospetto che Bankitalia abbia sottovalutato la situazione di Banca Popolare di Bari. Dagli atti dell’inchiesta che ha portato ai domiciliari l’ex presidente dell’istituto Marco Jacobini, il figlio Gianluca, ex codirettore, ed Elia Circelli, ex responsabile della Funzione Bilancio della banca, interdicendo per dodici mesi l’ex ad Vincenzo De Bustis, emergono altri dettagli sulla chiara volontà di occultare ai risparmiatori e a Consob e Bankitalia la reale situazione della Banca. È dalle intercettazioni e dagli interrogatori di alcuni attori di questa storia già vista e già scritta, che sembrano emergere anche le presunte leggerezze di Palazzo Koch.

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È marzo 2017, quando la finanza intercetta una conversazione tra Circelli e il collega Gianni Milella: «Gianni, vedi di venire con una copia pulita che c’ho quella… che c’è un socio che deve vedere il bilancio e quindi portala». «L’ultima copia è quella prima dell’ultima correzione». Gli inquirenti ricostruiscono: l’assemblea è fissata una settimana dopo e poiché «un imprenditore socio della banca aveva chiesto di visionare il bilancio 2016, Circelli avrebbe evidenziato la necessità di mostrare una copia pulita, termine – si legge negli atti – che non si esclude possa intendere anche riferirsi ad esemplare difforme da quello che sarà poi sottoposto all’approvazione nell’assemblea». Scrive il gip: i soci della Popolare di Bari erano «irrimediabilmente prigionieri dei loro titoli clamorosamente svalutati» e quando chiedevano di visionare i bilanci, i dirigenti ne predisponevano «copie pulite».

Il sospetto che Bankitalia abbia sottovalutato la situazione emerge dagli atti. Il 21 marzo 2017, in concomitanza con la consegna del rapporto ispettivo, i funzionari di Banca d’Italia consegnano brevi manu al presidente del cda Marco Jacobini e al presidente del collegio sindacale, Roberto Pirola, la nota riservata e firmata dall’ispettore Lanfranco Suardo e del suo capo Carmelo Barbagallo. La Vigilanza rileva la situazione drammatica. «In particolare – si legge nella nota – con la citata lettera, Banca d’Italia rilevava le criticità più rilevanti che riflettevano sostanzialmente il contenuto dei rilievi del rapporto ispettivo». La risposta fornita alla Banca d’Italia, datata 5 maggio 2017 e a firma del presidente del cda, da quanto emerge dal colloquio captato parrebbe assolutamente inadeguata «in ragione delle contestazioni mosse dal medesimo Organismo di Vigilanza che, tuttavia, non assume proprie determinazioni circa la bontà o meno dei chiarimenti richiesti all’istituto bancario».

È in questo contesto che la finanza intercetta una conversazione tra Elia Circelli e Giuseppe Marella. «La famiglia (riferendosi evidentemente alla famiglia Jacobini) si deve fare da parte… te lo dico io di qua… la famiglia per loro si deve fare da parte e questa cosa è legata praticamente alla trasformazione». Annotano i militari: «Elia in ultimo esprime il seguente concetto, agganciandosi proprio al possibile futuro scenario da parte della Banca d’Italia, ritenendo che tale Autorità potrebbe lasciare la BPB al proprio destino fino a quando possa, eventualmente, verificarsi un default».

È Giorgio Papa, ad della Popolare dal 2015 al 2018, a riferire a verbale non soltanto il ruolo «assolutamente preponderante di Marco Jacobini e Gianluca Jacobini nella gestione e nel controllo dell’istituto di credito», ma anche le responsabilità di Palazzo Koch. Si legge nell’ordinanza come Papa riferisca a verbale lo scorso 7 novembre «che nonostante i vertici di Bankitalia fossero perfettamente a conoscenza della persistenza di tutte le situazioni oggetto di specifico rilievo, nonché della conclamata indifferenza di BPB alle formali contestazioni, non hanno mai esercitato i poteri di removing espressamente attribuiti al supremo organo di vigilanza».

Per Papa, si legge negli atti, era evidente «l’accondiscendenza dei vertici della Banca d’Italia, che avevano rilevato la grave e ristagnante situazione conseguente al conflitto d’interessi venutasi a creare in seno alla Bpb».