Lo Statuto dei Lavoratori compie 50 anni

216

“Il lavoro sta cambiando, e le conseguenze della nuova crisi globale rischiano di farsi sentire più forti dove già si avvertivano carenze: l’occupazione femminile e quella dei giovani. Dal lavoro, dalla sua dignità e qualità, dipende il futuro del Paese e dell’Europa. Senza diritto al lavoro e senza diritti nel lavoro non ci può essere sviluppo sostenibile”. Lo afferma il presidente Mattarella a 50 anni dalla legge sullo Statuto dei lavoratori.

Nel 1952 Giuseppe Di Vittorio aveva proposto l’approvazione di uno Statuto dei lavoratori, ovvero di un testo che rendesse effettive le garanzie relative al lavoro espresse nella Carta fondamentale e sino ad allora rimaste lettera morta.

Quella norma arrivò nel 1970, precisamente il 20 maggio quando la legge 300, intitolata “Norme sulla tutela e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento“, veniva pubblicata in Gazzetta.

Una legge “evoluta” per quel periodo, dal momento che, con la medesima, si sottraeva agli imprenditori il controllo assoluto su ciò che accadeva nei luoghi di lavoro, permettendo l’ingresso ai sindacati, impedendo i licenziamenti per rappresaglia e disponendo che le assemblee sindacali fossero retribuite e organizzate all’interno di fabbriche e uffici.

Con la legge 300 venivano, inoltre, fissate garanzie per gli infortuni, paletti a difesa della libertà di opinione e tutele rispetto al diritto allo sciopero.

 Aspettative sindacali, divieto di riprese senza il consenso dei lavoratori e di accertamenti sanitari direttamente da parte aziendale, libertà di opinione, divieto di demansionamento e soprattutto diritto al reintegro nel posto di lavoro nel caso di licenziamento giudicato illegittimo: queste erano le principali regole introdotte dalla legge 20 maggio 1970, numero 300.

Il mondo del lavoro è profondamente mutato: le spinte capitalistiche portano a forme di precarizzazione volte ad aggirare le normative, al fine di percorrere nuove modalità di ricattabilità. Lo sforzo da compiere è creare nuove fattispecie contrattuali volte a fornire diritti e garanzie, tenendo sempre a mente il principio dell’inalienabilità dei diritti del lavoratore.