Information technology sempre più core per le banche

Articolo di We Wealth Link

  • L’85% dei rispondenti continua a segnalare l’adozione di un data center tradizionale
  • Cresce il ricorso al cloud fornito da provider esterni, nell’ottica di una migliore scalabilità, una più rapida adozione di soluzioni innovative e una contrazione dei costi
  • 16 rispondenti su 21 ricorrono alle fintech per rinnovare i sistemi di pagamento

di Rita Annunziata – Per il sistema bancario lo shock pandemico ha determinato un’accelerazione verso la trasformazione digitale, ma si tratta di una rivoluzione che ha radici ben più profonde. Il budget destinato all’information technology potrebbe ancora aumentare. E le fintech potrebbero giocare un ruolo di primo piano in questo contesto

In un contesto in cui la tecnologia si è improvvisamente trasformata nell’unica opportunità di sopravvivenza del sistema bancario allo shock pandemico, il cammino verso la trasformazione digitale ha subito una brusca accelerazione. Ma, in realtà, si tratta di una rivoluzione che possiede radici ben più profonde. Secondo l’ultima rilevazione della Convenzione interbancaria per l’automazione e l’Associazione bancaria italiana, l’architettura It delle banche sta continuando a subire un processo di rinnovamento e anche l’impegno economico degli istituti di credito lo dimostra.

Nell’occhio del ciclone sono stati posti 19 gruppi bancari e due banche singole, che rappresentano il 92% del totale attivo. In particolare, in termini di operatività bancaria dei gruppi, il retail banking rappresenta il 67,5%, il corporate and investment banking il 19,7% e il private banking l’8,3%. I ricercatori hanno analizzato l’evoluzione dell’information and communication technology nel settore creditizio, con particolare riferimento al data center, al cloud e al core banking, considerando lo scenario temporale riferito al 2019 a medio termine (il triennio 2020-2022) e a lungo termine (oltre il 2022).

In merito all’evoluzione del data center, è atteso un crollo della percentuale di banche che utilizzano sistemi di mainframe (elaboratori con una potenza elaborativa maggiore rispetto ai sistemi di midrange e ai personal computer, spiegano i ricercatori), dall’attuale 76% al 71% nel medio termine, per poi sfiorare il 43% dopo il 2022. In tendenza opposta, è prevista in crescita l’implementazione dei sistemi di midrange, dall’attuale 71% all’86% dei rispondenti. La migrazione da sistemi di mainframe a quelli di midrange è legata principalmente alla riduzione dei costi infrastrutturali e all’integrazione di nuove applicazioni, e l’impegno economico passa dal 3% del budget It nel 2019 al 4,7% atteso nel 2020.

L’85% dei rispondenti continua a segnalare l’adozione di un data center tradizionale, mentre i modelli evoluti – verso cui la maggioranza dei rispondenti intende direzionarsi nel lungo periodo, come il software defined data center e la cloud-native infrastructure – sono implementati da meno del 20% degli istituti di credito. Una percentuale attesa in rialzo fino al 70% del campione nel 2022.

Cresce anche il ricorso al cloud fornito da provider esterni, anche per i servizi core, nell’ottica di una migliore scalabilità, una più rapida adozione di soluzioni innovative e una contrazione dei costi e del time-to-market (il tempo che intercorre fra l’avvio del processo di sviluppo di un nuovo prodotto e la sua commercializzazione, ndr). Su queste attese, il budget destinato al cloud è piuttosto diversificato, in crescita dallo 0,1 al 13% per alcune e dallo 0,5 al 16% per altre, con un trend verso la direzione opposta solo per una rispondente. La percentuale media sale dunque dal 2,9% nel 2019 al 5,3% atteso nel 2020.

L’intero campione risulta essere impegnato poi in una strategia di modernizzazione del core banking: una banca ha già portato a termine gli interventi, quasi il 50% li sta completando, oltre un terzo ipotizza di implementarli tra il 2020 e il 2022, e due rispondenti puntano a oltre il 2022. Anche in questo caso, cresce la percentuale media di budget It destinato, dal 12,1% al 16,2% entro la fine dell’anno.

Se si considera nello specifico il retail banking, “i principali campi di azione del core banking riguardano depositi, prestiti, gestione dei conti correnti, gestione dei clienti e tracciamento di tutte le informazioni relative alle transazioni”, si legge nello studio. In questo contesto, il ricorso al fintech per rinnovare l’area operations (sistemi di pagamento, credito, finanza, servizi bancari tipici ed estero, altri servizi) risulta legato in particolare ai sistemi di pagamento per 16 rispondenti su 21, al credito per 11 rispondenti e alla finanza per nove rispondenti.