Quali strade per banche più forti e competitive?

Articolo di Corriere della Sera Link

di Nicola Saldutti – Giovedì sarà un giorno piuttosto importante per l’offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi a febbraio. Lo sarà perché sono previste le audizioni delle parti, coinvolte direttamente o indirettamente nell’operazione destinata a ridisegnare il panorama bancario nazionale. Intesa Sanpaolo, una lunga storia che va dall’Ambroveneto, alla Cariplo, alla Comit, al SanPaolo Imi, prevede con l’acquisizione di Ubi di rafforzarsi ulteriormente nell’area-motore del Paese, che va da Torino a Trieste.

La reazione di Ubi non si è fatta attendere e bata leggere i documenti depositati all’Antitrust per vedere come l’istituto, pur avendo respinto una possibile fusione con il Monte dei Paschi di Siena, qualche anno fa, aspiri a giocare un ruolo di aggregazione come terzo polo del Paese, dopo Intesa e Unicredit.

Una partita su più piani, dunque. Che coinvolge l’interesse degli azionisti, ai quali è stato proposto al momento del lancio un premio del 24%, dei territori, che sempre di più hanno bisogno di strutture bancarie solide e molto attente alle esigenze di imprese e famiglie, e al ruolo che l’Italia vuole avere nel panorama bancario europeo. L’operazione creerebbe un player sullo scacchiere dell’Unione.

Ma proprio questo ha suscitato i dubbi dell’Antitrust di Roberto Rustichelli, che in circa un anno dal suo insediamento, ha mostrato una gestione molto dinamica dell’Authority, a cominciare dall’incremento dell’entità delle sanzioni. E anche in questa operazione, il livello di attenzione appare molto alto. Obiettivo, quello di evitare l’eccessiva concentrazione. Motivo per il quale Intesa ha siglato con Bper un piano per cedere circa 500 sportelli una volta acquisita Ubi. Condizioni non ritenute sufficienti dall’Antitrust. E che la banca sta già rivedendo.

Dunque da un lato Intesa ha lanciato il suo progetto, dall’altro Ubi ha risposto ritenendo l’offerta irricevibile. Ipotizzando scenari di crescita alternativi. Una partita di mercato, alla quale il Paese in questi anni non è stato particolarmente abituato. E che si sta giocando sul piano giuridico, dei rapporti di forza, delle relazioni e della visione. Dalla quale però sono necessari due risultati: che il Paese possa disporre di un sistema bancario competitivo a livello europeo e che per le imprese e le famiglie, le condizioni di accesso al credito diventino più agevoli, in modo da poter realizzare i progetti di ripartenza che rappresentano l’unica possibilità per rivedere livelli di crescita non da prefisso telefonico. Per questi motivi la partita in corso è così rilevante. Due banche con un dna molto simile, sia sotto il profilo dell’attività creditizia sia sotto il profilo dell’attenzione al sociale, che si sono ritrovate in campo avverso.

Il mercato ha le sue regole, e dalle cose che oggi verranno dette nelle audizioni, si capirà di più su questa battaglia.